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PALLAVOLO CELADINA: Intervista a Ylenia Cantarutti

 
YLENIA LA BANDIERA, OVVERO: OLTRE ALLE GAMBE C’E’ MOLTO DI PIU’

E’ finalmente arrivato il momento della gloria locale della Polisportiva Celadina, la bandiera del quartiere bergamasco, di colei che qui è…quasi nata (nda: l’anagrafe dice che è nata l’1 aprile del 1984 a Monza), nel senso che le sue origini volleystiche sono qui alla Celadina dove poi è cresciuta, e si sta affermando tra le migliori giocatrici della Categoria (con la C maiuscola, come si conviene a una Campionessa), che merita a questo punto qualcosa in più, non fosse altro per il notevole impegno e per alcune traversie personali e di natura fisica che ci racconterà lei stessa…

Yle, prima fai un rapido riassunto dei tuoi anni di pallavolo, e poi dicci come è scattata la molla per questo sport…
-Anzitutto la molla è scattata per via di mia sorella, Erika, che ha quattro anni più di me: lei ha incominciato con le giovanili del Celadina, io andavo a vedere lei e mi sono appassionata alla pallavolo, per cui ho iniziato anche io a giocarci, però nel Gorle, seguita dall’allenatore che è stato anche quello di mia sorella, Marco Oldrati. Quindi ho fatto l’Under16 nel Gorle per due anni, poi sono venuta alla Celadina e da qui verso i 14 anni ho iniziato la trafila delle giovanili, passando dalla terza alla seconda divisione e allenandomi anche con la squadra di Serie D il cui tecnico allora era Roberto Amigoni; purtroppo avendo avuto un carattere particolare i primi anni un po’ lasciavo, poi tornavo, lasciavo e me ne andavo, tornavo l’anno dopo…Ero pazza! Per cui all’inizio ero tutta concentrata sulla pallavolo, poi lasciavo –appunto-, ritornavo…
E questo per me è stato un grosso rammarico, perché se mi fossi impegnata meglio magari ora non dico che giocherei in un’altra categoria, però sicuramente sarei molto più adatta e ancor meglio competitiva per quella dove sono adesso.
Poi a 18 anni mi sono infortunata alla schiena, e dopo la guarigione ho incontrato Giovanni Fretti: con lui ho fatto tutta la cavalcata dalla seconda divisione ad ora.

Dove hai avuto ancora qualche alto e basso, infatti lo scorso anno non ti si è vista sino al grande ritorno primaverile, giusto in tempo per fare i playoff.
-Esatto!

Sei figlia d’arte (nda: chi non ricorda il mitico Aldo, ala destra e attaccante dell’Atalanta intorno agli anni ’80?), quanto ha inciso questo fatto per la tua scelta?
-Nessuna, almeno per il fatto di giocare a pallavolo. La mia famiglia è tutta composta da sportivi: da mio padre calciatore a mia mamma che è stata un’atleta nei 100 metri, all’attuale marito di mia madre pure calciatore. Una famiglia amante dello sport, di tutti gli sport e non solo di quello sport che ogni componente pratica. Io stessa vado tutte le mattine in palestra, gioco a tennis e mi appassionano tutti gli altri sport. Mi ritengo fortunata perché facendo parte di una famiglia di sportivi non avrò grosse qualità tecniche, ma sicuramente tante qualità fisiche e agonistiche.

E’ anche una riprova che non sempre l’essere figli d’arte aiuta a “scalare” le tappe di una carriera che hai comunque scelto tu fino ad oggi…
-Esatto…

Ovviamente i più giovani, ma anche qualche nostalgico, vuole sapere che persona è tuo padre, Aldo (nda: Ylenia poco sopra si è riferita ad un altro “padre”, ma non essendo questo spazio per “gossip”, è stato naturale da parte mia chiedere di un certo Cantarutti più famoso…), e cosa fa ora…
-Mio padre è procuratore, lavora sempre nell’ambiente del calcio. Segue dei ragazzi, e li visiona per altre squadre.

Che rapporto hai con la tua famiglia?
-Con la mia famiglia ho un rapporto splendido, con mia mamma molto buono, con mio padre un po’ meno anche perché lui per motivi di lavoro vive a Trieste per cui non lo vedo spesso. Però essendo cresciuta con il secondo marito di mia madre mi trovo molto bene con lui, e con l’altra sorella ho pure un rapporto di amore ed andiamo tutti in famiglia molto d’accordo.

Ti è stata di aiuto per la tua scelta di giocare a pallavolo?
-Non mi ha mai data pressione, pur essendo –come ho detto prima- una famiglia di sportivi, mi hanno sempre lasciata libera nelle mie scelte; non sono mai stati assillanti o accaniti nel negarmi nelle mie ambizioni o viceversa nell’impormi le loro.

Come ho scritto nel titolo “oltre alle gambe (e aggiungerei anche ad un bel fisico) c’è molto di più”: quanti pregiudizi hai dovuto affrontare –se ne hai affrontati-, e come li hai superati?
-Penso semmai di risultare antipatica per avere un carattere particolare, mi ritengo una persona un po’ “accesa”, ma pregiudizi non ne ho mai sentiti per via dell’aspetto fisico.

Questo in un periodo in cui si fa un gran parlare su come tutelare le donne, non dimentichiamoci dei malesseri sociali che stiamo vivendo, e che colpiscono un po’ tutte le categorie, strati e ceti sociali: in squadra ne parlate di queste cose?
-No! Non ci passa per la mente! O meglio, capita come avviene tra amiche…ma non in modo particolare.

Quali sono le compagne con le quali vai d’accordo? E ci sono “avversarie” che pure rispetti e con le quali nutri una profonda amicizia?
-Come avversarie vado d’accordo con la palleggiatrice del Valbrembo, non è un mistero per chi mi conosce che siamo due grandi amiche, tanto è vero che le farò da testimone di nozze; con la Mapi (nda: Maria Pia Beltran, attuale alzatrice del Brembo Mapello, ed ex del Celadina), con la quale ho un bel rapporto. Al di fuori della mia squadra non ho grandi amicizie…Delle mie compagne, vado d’accordo con tutte, in particolare con quelle che per età sono più vicine a me, come la Vally, la Vale, la Silvia, la Elena…(nda: rispettivamente: Bergamini, Martinelli, Piatti e Lazzaroni).

Anche se tu come età sei un po’ nel mezzo, fai da “trait d’union” tra le più “vecchie” e le giovani…
-La Vale gioca con me da quando sono arrivata qui, quindi andiamo d’accordissimo e siamo grandi amiche. Poi mi trovo bene con le “vecchie”, anche se le giovani pure sono in gamba.

Dell’allenatore e della società tutta cosa ne pensi?
-L’allenatore…Ci sarà un motivo se dopo essere andata via, sono tornata qui? Ho un rapporto di amore-odio nel senso che anche se entrambi abbiamo un carattere particolare, lui sa che lo stimo molto, nel senso che io non giocherei in una squadra dove non c’è lui; quindi, anche se a volte lo sopporto, però per quel poco che so, il miglior tecnico è lui…

Nell’ambiente si parla molto bene di Fretti…uno dei più seri, preparati e onesti che ci siano.
-A volte anche fin troppo, pochissime volte gli ho visto fare una risata!

Qual è l’origine del tuo soprannome, Yolla?
-Nasce dal fatto che qualcuno mi ha chiamato Yolanda, per cui poi è diventato Yolla.

Sei ancora giovane, mi sembra giusto chiederti quali sono le tue passioni?
-Mi piacciono tanto gli animali, in casa abbiamo otto gatti e un cane. E poi leggere, in particolare classici -tra l’altro studio lettere-, ai romanzi un po’ più leggeri. E non disdegno gli storici; anche se leggo poi di tutto. Mi piace molto stare in compagnia degli amici.

Un altro o altri sport oltre alla pallavolo, che avresti intrapreso?
-Avrei giocato a tennis.

Sempre con una rete nel mezzo, insomma…Come si è evoluta la tua maturazione tecnica? A chi ti sei ispirata per il tuo ruolo?
-A nessuno: non avevo abbastanza interesse per seguire la pallavolo di Serie A, per cui è stata una mia evoluzione, diciamo, naturale.

Al livello della Serie C, seppure alto, non si vive al meglio se non si ha un lavoro, e questo indipendentemente dal fatto di essere o meno “figli di papà”: cosa fai nella vita privata?
-Studio e sono al terzo anno di Scienze Umanistiche-Scienze dell’Editoria.

Ti sappiamo felicemente fidanzata con un altro pallavolista, vuoi parlarci un po’ di lui?
-Si chiama Mirko Zanini, è anche lui centrale, e ultimamente è fermo per via di due infortuni alla spalla: è comunque tesserato per l’ACM Seriate in Serie B2.

Vedremo un domani una nuova società con voi due a capo di tale sodalizio?
-Penso proprio di no, non so nemmeno se andremo avanti a lungo con la pallavolo!

Intanto il presente pallavolistico è costituito da un campionato nel quale la state facendo ancora da protagoniste, pur tra alcuni alti e bassi…
-Sì, ed è una situazione che meritiamo, anche per come abbiamo preparato la stagione sin dall’inizio. Abbiamo avuti problemi più di tipo mentale che tecnico, ma ora stiamo crescendo e ci credo parecchio in un buon risultato finale.

Conosci le situazioni degli altri gironi? E come vedi le altre bergamasche?
-No, non conosco assolutamente nulla degli altri gironi, a parte in che raggruppamenti giocano le altre squadre…Non ti saprei dire.

Per intanto abbiamo finito, però chi ringrazi per giocarti un posto in Serie B?
-Sicuramente la società e in particolare al Presidente che ora non c’è più, il grande Aldo Perico: se sono venuta qui da piccola e sono rimasta sino ad ora lo devo a lui per la fiducia che mi ha data. E anche a Giovanni, ha avuto il merito di credere molto in me, mi ha presa che ero una “scarsa giocatrice di prima divisione”, come spesso dice lui.

IN BOCCA AL LUPO, Yolla!

-Beltramelli Edoardo-


Tratto da www.pallavoloceladina.it

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